Ylenia Cucchiarelli Sessuologa L'Aquila

Quando il supporto emotivo c’è (e quando manca)

La sofferenza emotiva non è sempre evidente.
Può manifestarsi come irritabilità, chiusura, difficoltà di concentrazione, tensione costante, stanchezza immotivata.

In assenza di supporto, la persona tende a sviluppare strategie spontanee per gestire il disagio: evitamento, controllo eccessivo, minimizzazione, isolamento. Queste modalità possono funzionare nel breve periodo, ma nel tempo rischiano di amplificare il problema.

Quando invece è presente uno spazio di supporto emotivo strutturato, accadono alcuni cambiamenti fondamentali:

  • le emozioni vengono riconosciute e nominate
  • il comportamento viene compreso nel suo significato
  • si riduce il senso di solitudine
  • si acquisiscono strumenti di regolazione

Il supporto emotivo non elimina automaticamente la difficoltà, ma modifica il modo in cui la persona la affronta.

Un bambino che riceve contenimento e guida impara progressivamente a riconoscere e gestire le proprie emozioni.
Un adulto che trova uno spazio di ascolto può interrompere schemi ripetitivi e disfunzionali.

La differenza non è nella scomparsa immediata del disagio, ma nella possibilità di non affrontarlo da soli.

Senza supporto, la sofferenza tende a cristallizzarsi.
Con un supporto adeguato, diventa materiale su cui lavorare.

Chiedere aiuto non è un segnale di debolezza, ma una scelta orientata alla consapevolezza e alla stabilità nel tempo.

Psicologa L'Aquila

Percorsi con ABA e percorsi senza ABA: quali differenze?

Quando si parla di intervento in età evolutiva, è importante distinguere tra un supporto generico e un intervento strutturato basato sull’Analisi del Comportamento Applicata (ABA).

Un percorso senza ABA può concentrarsi prevalentemente sull’ascolto, sulla relazione e sulla comprensione emotiva. Questo approccio è utile in molte situazioni, soprattutto quando il focus è la dimensione affettiva o relazionale.

L’intervento con ABA, invece, introduce una componente operativa più marcata. Non si limita alla comprensione del comportamento, ma lavora su:

definizione di obiettivi osservabili

  • scomposizione delle abilità in passaggi progressivi
  • utilizzo sistematico di rinforzi
  • registrazione dei dati
  • verifica dei progressi nel tempo
  • La differenza non è di valore, ma di struttura.

Un percorso senza ABA può essere più narrativo e riflessivo.
Un intervento con ABA è più sistematico, misurabile e orientato all’acquisizione di competenze specifiche.

In presenza di difficoltà attentive, comportamenti oppositivi, ritardi nell’autonomia o problematiche adattive, l’ABA consente di lavorare in modo operativo, costruendo abilità attraverso esercizi ripetuti e progressivamente complessi.

Non è una semplice modalità educativa, ma un metodo scientifico applicato alla pratica quotidiana.

La scelta dell’approccio dipende dalla natura della difficoltà, dagli obiettivi e dal contesto.
Comprendere le differenze aiuta a orientare le decisioni in modo più consapevole.

Psicologa Apprendimento ABA Ylenia Cucchiarelli L'Aquila

Quando il desiderio cambia: le difficoltà nella coppia

La sessualità non è una funzione isolata del corpo, ma un linguaggio complesso che intreccia emozioni, comunicazione, sicurezza personale e qualità della relazione. Quando qualcosa cambia – calo del desiderio, difficoltà nella comunicazione intima, evitamento del contatto – il disagio raramente riguarda solo la sfera fisica.

Spesso la difficoltà emerge in momenti di transizione: nascita di un figlio, cambiamenti lavorativi, periodi di stress, conflitti non risolti, trasformazioni del corpo o della percezione di sé. In questi casi la sessualità diventa il punto in cui si manifesta una tensione più profonda.

Molte coppie tendono a interpretare il problema come una mancanza personale: “non mi desidera più”, “non sono abbastanza”, “c’è qualcosa che non va in me”. In realtà, le difficoltà sessuali sono frequentemente il risultato di dinamiche relazionali non esplicitate, aspettative non condivise o emozioni non elaborate.

Il lavoro in ambito sessuologico non si concentra esclusivamente sull’atto sessuale, ma su:

  • comunicazione emotiva
  • rappresentazioni personali della sessualità
  • sicurezza e autostima
  • dinamiche di coppia
  • gestione dell’ansia da prestazione

Parlare di sessualità in un contesto professionale permette di ridurre il senso di vergogna e di riportare il tema su un piano di comprensione e intervento concreto.

Affrontare queste difficoltà non significa “medicalizzare” la relazione, ma darle uno spazio di analisi consapevole.
Spesso il cambiamento inizia dal poter nominare ciò che fino a quel momento è rimasto implicito.